AL CORRIERE: NON C'E'SPAZIO PER IMPRENDITORI AUTONOMI
Telecom addio: non c'é spazio per imprenditori autonomi. Questo è quanto in sintesi ha dichiarato il presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera, in un'intervista al 'Corriere della Sera'. "Il mio errore nella vicenda Telecom? Che in Italia era prematura una cosa: pensare - dice Tronchetti Provera - che anche le telecomunicazioni potessero essere un'attività normale , in cui l'imprenditore si muove con autonomia".
In Italia, non abbiamo imprenditori, non abbiamo concorrenza, abbiamo faccendieri che privatizzano i profitti e socializzano i debiti.
Nessuno escluso, abbiamo solo parassiti. Il capitalismo va regolamentato, ci sono cose che possono essere privatizzate, quelle inutili, il surplus inutile. Le cose basilari: luce, gas, telefoni, affitti, sanita', scuola, trasporti, acqua, non possono essere a mercato libero, e' la fine.
Il popolino si deve svegliare.
Guzmàn: «Alla fine del 1972 Allende parlò alle Nazioni Unite non solo per denunciare l'ostilità degli USA, ma anche per segnalare qualcosa di peggiore.
La mancanza di controllo sulle multinazionali e il loro ruolo nefasto.
Era il capitolo precedente al neoliberismo che oggi domina il mondo».
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Allende: «Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi corporazioni internazionali e gli Stati.
Questi subiscono interferenze nelle decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato.
Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l'interesse collettivo.
In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta.
Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede.
La fiducia in noi stessi, che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell'umanità, ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutti.»
Questo e' Alberto Castellanos ex attendente del Che, che prepara il maialino da fare fritto, alla cubana, sul terrazzo di casa mia, a Milano. La foto e' del 2004 o 2005. Abbiamo fatto una cena con amici e parenti. Il Che si e' sposato con Aleida, la sua seconda moglie a casa sua.
Oggi va meglio. Sono sceso a comprare i giornali. Gia' da parecchio non lo portavo piu' con me, si stancava e quindi andare da solo, non mi ha pesato.
Sono a casa di mio figlio. La Mire' mi ha detto: vai che fai prendere un po' di aria alla casa, ti metti in terrazzo e leggi il giornale.
Penso che mi abbia detto cosi', per lo stesso motivo per cui, lei, stira anche gli stracci per la polvere. Abbiamo la casa troppo pulita, troppo a posto in questi giorni, mi auguro che torni, al piu' presto, come prima. Con il disordine che piace a noi.
Dicevo che la sma e' ancora li', il capitale i profitti, non si fermano mai, non hanno cuore.
Oggi ho capito anche il senso dell'arte, a cosa serve. Un libro, una statua, un quadro, un film e' per l'eternita', parla dell'unica cosa immortale, il sentimento dell'uomo e, di mio, aggiungo degli animali.
Guardare la casa di mio figlio e' come rivedermi, fare quasi un bilancio, di quella che puo' essere stata "l'educazione" che gli abbiamo dato.
Sin da piccolo gli abbiamo detto che l'importante e' star bene. Star bene nel senso interiore, nella testa, nel cuore. Sappiamo benissimo, anche noi, che vivere in 3 locali e' piu' bello che in un monolocale, sappiamo anche che se non sei sereno sei infelice anche nell'attico.
Il senso, che abbiamo noi, del materiale e' relativo. Qui vedo libri, dischi, dvd in quantita' industriale e mi sento "responsabile" di questo. Io gli ho sempre detto: una maglietta in meno ed un libro in piu'. Mi ha preso in parola. In una societa', capitalistica, non gli ho inculcato il culto del capitale, del possesso, della propieta'. Per vivere bene, toccandoci le palle e fatta salva la salute, ci vogliono: un pallone, una donna, gli amici e delle sane mangiate, in compagnia. Mai gli ho detto che, con una macchina piu' grande, sarebbe stato piu' figo, piu' intelligente. Il lavoro e' una cosa dignitosa finche' ti permette di vivere la tua vita interiore, ma non deve prevaricare, i valori, le priorita', sono dentro di noi, nei nostri affetti, nelle nostre amicizie.
Slash, adesso lo chiamo con il nome giusto, era come noi. Aveva bisogno di sentirci, presenti, non mi ha mai chiesto che macchina ho. Quando mi sedevo nel divano arrivava come un razzo e si sdraiava vicino a me. Ma non ne aveva abbastanza, se non lo toccavo con una mano lui, con una zampa, mi tirava la mano verso di lui per farsi toccare. Fingevo di non volere ma lui era insistente, sinche' non gli poggiavo una mano sulla testa, sul corpo e poi si addormentava. Non lo dico con tristezza, sono momenti bellissimi, che mi ha dato e ricordarli, mi da' tenerezza, mi fa dimenticare le volte che ha pisciato in sala.
Pesava poco, il cagnino, ma mi ha dato emozioni e gioe a tonnellate. La Juve o le vittorie ai mondiali, mi hanno dato adrenalina, lui mi ha dato di piu' l' intensita', l'emozione, l'affetto.
Ho capito che l'emozione non e' effimera veloce, di passaggio. Puo' durare anche per quasi 17 anni. A maggio, il blog, fa un anno. Il mio nik ' slasch16, perche' non gli aveva compiuti, lui e' nato a settembre. E' qui con me e tutto quello che scrivo e' scritto con lui, allle volte per lui.
Ma va meglio, oggi va meglio. E tra un po' mi prendero' per il culo, come prima.
Ma so che, domani, sorge il sole. Ancora.
La mia parte razionale, deve superare la parte emotiva. Non deve farsi condizionare. Se ci sono riuscito per decenni, devo farcela anche adesso.
Magari mi piglio un po' per il culo, serve sempre, ridimensionarsi.
Andrei a comprarmi qualche camicia, delle scarpe, magari cambierei l'auto. Che pirla ho quella aziendale, non ha senso. Potrei comprare qualche giacca, alla moda. Insomma con un po' di sani valori, di consumo starei meglio.
Questo cazzo di vizio di ascoltare le teste, i cuori, i respiri. Di dare piu' valore a quello che dicono gli occhi che al bancomat. Di chiedere: come stai? E non farne solo un problema di salute. La devo smettere di rompere i coglioni, alla gente, con la storia del mio cane. Un po' di dignita', cazzo. E' campato quasi 17 anni, abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare, si e' addormentato, sereno a casa sua. Non abbiamo sensi di colpa, abbiamo saltato ferie, abbiamo cambiato vita ed abbiamo conosciuto il cielo, il massimo, l'assoluto. E' una fortuna, la nostra, dobbiamo esserne coscienti.
C'è solo un problema. Ieri sera ho guardato la partita della Juve, come sempre, ma lui non era sdraiato contro di me, non ho dovuto "fargli posto", stavo troppo largo. Ho letto il giornale e non e' spuntato il suo muso, da sotto il braccio, per leggere a che punto era l'inchiesta sulle vallette. Forse, dall'altro giorno, non gliene frega piu' un cazzo delle vallette.
| Nina Moric torna a sfilare |
| A Riccione per lo stilista Anton Giulio Grande |
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(ANSA) - MILANO, 24 APR - Dopo il polverone che ha coinvolto il marito Fabrizio Corona, Nina Moric fara' la sua prima uscita pubblica sfilando a Riccione. La modella croata sara' la testimonal dello stilista Anton Giulio Grande per la sfilata che si terra' il 29 aprile, nell'ambito della kermesse Crossroads - Riccione in fashion in onda il 12 maggio su Raiuno. La Moric uscira' in passerella due volte: la prima indossando un bikini ultrasexy e la seconda fasciata in un abito d'alta moda.
Queste cose, fanno bene al cuore. Ne ho bisogno e penso che, anche voi, avrete giorni piu' sereni. Se siete al corrente di certe cose.
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Una domenica, di primavera, decidiamo di andare a trovare mia cognata, che abita fuori a Cassina de' Pecchi. Decidiamo di portare anche il cagnino, era poco piu' che cucciolo, e sicuramente da solo in casa, ci avrebbe pisciato da qualche parte. Il cagnino, quando andiamo in giro, non e' particolarmente ubbidiente, dobbiamo tenerlo con il guinzaglio perche', non ascolta ed in citta' ci sono pericoli. Lui attraversa senza guardare, puo' finire sotto le macchine. Ma a Cassina, nella zona di mia cognata, ci sono anche i campi e non mi sembrava vero di lasciarlo libero di scorrazzare nei campi. Correva come un matto, non l'ho mai visto cosi felice, in delirio. Si rotolava nel campo a pancia in su, correva si rotolava di nuovo, uno spasso. Naturalmente lo chiamavamo, ma come suo stile, ci guardava e non ascoltava. Ho dovuto andare a riprenderlo, non avrei mai immaginato. Era sporco di escrementi di mucca, lurido, non aveva un filo di pelo pulito. Praticamente si era rotolato negli escrementi.Puzzava da fare schifo e mi guardava felice. Cosa devo dire ad un cagnino, incrociato con un cane da caccia, che si e' mimetizzato con l'odore del nemico per cacciarlo? Per fortuna, nel baule, avevo un bel po' di giornali, li ho sparsi in giro l'ho caricato e siamo andati a casa a lavarlo. Il viaggio l'abbiamo fatto con i vetri giu', non si respirava dalla puzza, a casa ci abbiamo messo 2 ore, per lavarlo, ci siamo fatto forza, Lui aveva l'atteggiamento di chi ha vinto l'olimpiade, dei cani
Non so signora, se si ricorda di me. Sono quel signore che lei, davanti a due bambine che piangevano per la morte del loro cane, apostrofo' dicendo: ma si puo' piangere per un cane?
Non so se le i ricorda la mia risposta, signora, ma fu questa:
vede signora se lei morisse qui, adesso, non me ne fregherebbe un cazzo ma, se morisse il mio cagnino, sarei disperato.
Sono passati tanti anni, signora, ho vissuto e riflettuto. Magari lei si aspetta una lettera di scuse ed invece no, signora, le scrivo per una conferma.
Ieri, e' veramente morto il mio cagnino. Abbiamo pianto, tutti, anche quello che gli ha dato il nome. Sembrava quello piu' "distratto" dall'amore del cagnino ed invece era li', ha seguito momento per momento, ed ha sofferto, come noi.
Ecco signora, volevo solo darle la conferma, sulla mia pelle, si puo' si piange per un cane. Questa mattina, ho fatto la barba, mancava qualcosa tra i miei piedi. Un cosino nero e caldo, che mi faceva compagnia. Gia' non ci vedo un cazzo, signora, non si puo' tenersi gli occhiali, mentre si fa la barba, si immagini lei farla con le lacrime agli occhi.