Di tutto di piu'

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venerdì, 02 maggio 2008

Se il "leghista" e' di Avellino, ed e' venuto a Milano nel 1958.

Servizio su Radio Popolare sul problema immigrazione, la zona e' quella di Via Padova, Milano, effettivamente ad alta intensita' di stranieri.
Tra gli intervistati c'è un signore con un forte accento meridionale, gli viene richiesto un parere.
La risposta e' sintetica: devono andare fuori dai coglioni. Viene richiesto di argomentare, per cercare di capire i problemi che crea questa convivenza, devono andare fuori dai coglioni e' di nuovo la risposta. A questo punto l'intervistatore, incuriosito, chiede: non mi sembra, dal suo accento, che lei sia di Milano, da dove viene? Da Avellino, risponde l'intervistato, sono venuto a Milano nel 58. L'intervistatore di rimando: e come e' stato accolto?
Benissimo, e' la risposta, io ho rispettato loro e loro hanno rispettato me.
No miei cari, non ci siamo. Non so quanti anni abbia il giornalista ma io c'ero a Milano nel 1962 e arrivavo dal Veneto, dal nord, e so come venivano trattati i meridionali, anche da me ragazzino.
C'erano i ghetti, i bar, piu' o meno come adesso con i ragazzi sul marciapiede, in strada. C'erano i bar dei pugliesi, dei calabresi, dei campani, dei siciliani, dei veneti, anche se con meno problemi, specialmente per chi parlava l' italiano corretto.
Le ragazze di Milano giravano la testa, quando passavano davanti a questi bar, o cambiavano addirittura marciapiede, ad ogni modo non davano nessuna confidenza.
Le stesse balere erano  dei ghetti e ci sono voluti anni  per avere un minimo di integrazione, al punto che ancora a distanza di anni moltissimi parlavano ancora i loro dialetti, come se non fossero mai usciti dalla propia regione.
L'unico vantaggio che c'era, rispetto adesso, era il lavoro e questi emigranti trovavano piu' facilmente una occupazione, anche perche' venivano pagati meno, come succede oggi con gli stranieri.
Chiuso con il problema della casa. In quegli anni tutte le vie, dico tutte,  avevano dei cartelli con scritto: affittasi due locali, tre locali, quattro locali. Uno poteva decidere in quale via abitare, tanta era l'offerta, gli unici che avevano problemi erano i meridionali, per scoraggiarli veniva richiesto un affitto superiore, quando addirittura non era il condominio a ribellarsi perche' non volevano i "terroni".
Quindi smettiamola di fare il cinema, i problemi sono sempre quelli e sempre per gli ultimi, un certo tipo di razzismo latente non se ne e' mai andato. Ci sono stati emigranti di serie a ed emigranti di serie b, noi, la mia famiglia emigrante dal veneto, avevamo 4 locali in via Venini e 3 auto, nel 1964 e ci davano fastidio i "terroni".
Poi sono cresciuto, sono diventati miei amici, sono diventato piu' tollerante, ma negare che ci fosse stato il problema non e' corretto. Da sempre queste cose sono comunque battaglie tra poveri e si ripetono a distanza di decenni nonostante il capitalismo abbia promesso benessere per tutti, il sistema migliore e piu' democratico per la distribuzione del reddito, il piu' giusto.
Fallimento assoluto, oltre ai soliti poveri emigranti, abbiamo i nuovi poveri stanziali, i giovani, i precari, che hanno studiato di piu' ma hanno il culo alla finestra ne' piu' ne' meno che 50 anni fa. Il benessere del capitalismo e'  sempre per gli stessi, pur essendo sempre piu' ricchi non ne hanno mai abbastanza e si ribellano se la dichiarazione dei redditi viene messa on line, vogliono stare sottovento, al riparo, e spacciarsi per solidali per progressisti e democratici.
Infatti le elezioni hanno dato un segnale preciso, conservare, difendere il propio status e, per chi sta' peggio, una frase sola: cazzi vostri.
postato da Slasch16 alle ore maggio 02, 2008 09:26 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: politica, economia, attualita, cronaca


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